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	<title>Apulia Slow Coast &#187; Turismo</title>
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		<title>Anticipazioni della tappa n.2: Foce Varano &#8211; Vieste</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Aug 2013 12:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di bordo]]></category>
		<category><![CDATA[Foce Varano]]></category>
		<category><![CDATA[Gastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
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		<description><![CDATA[La prima lunga pedalata di Apulia Slow Coast è trascorsa tra grande entusiasmo ed emozione! Le condizioni meteo un po&#8217; sfavorevoli non ci hanno reso le cose semplici, ma il viaggio non si ferma di certo. Domani c&#8217;è la seconda tappa di Apulia Slow Coast: Michele pedalerà da Foce Varano a Vieste. Come di consueto, al suo fianco ci saranno alcuni ospiti che condivideranno le loro preziose testimonianze legate alla costa. Si parlerà di turismo costiero, ospitalità e territorio in compagnia di Giuseppe del Pizzicato B&#38;B e di Arno Marcello Antonello di Natural-mente mare. E per rendere più &#8220;appetitosa&#8221; la pedalata di domani, si parlerà anche di gastronomia, tra innovazione e tradizione, con Domenico Ottaviano, che gestisce a Peschici un fantastico trabucco costruito nel lontano 1927. L&#8217;arrivo del pedalò a Vieste sarà festeggiato con un aperitivo in porto, per continuare a fare conoscenza con la gente del posto e per far riposare le gambe stanche&#8230; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La prima lunga pedalata di Apulia Slow Coast è trascorsa tra grande entusiasmo ed emozione! Le condizioni meteo un po&#8217; sfavorevoli non ci hanno reso le cose semplici, ma il viaggio non si ferma di certo. Domani c&#8217;è <strong>la seconda tappa</strong> di Apulia Slow Coast: Michele pedalerà <strong>da Foce Varano a Vieste</strong>.</p>
<p>Come di consueto, al suo fianco ci saranno alcuni ospiti che condivideranno le loro preziose testimonianze legate alla costa. Si parlerà di <strong>turismo costiero, ospitalità e territorio</strong> in compagnia di <strong>Giuseppe del Pizzicato B&amp;B</strong> e di <strong>Arno Marcello Antonello di Natural-mente mare</strong>. E per rendere più &#8220;appetitosa&#8221; la pedalata di domani, si parlerà anche di <strong>gastronomia</strong>, tra innovazione e tradizione, con <strong>Domenico Ottaviano</strong>, che gestisce a Peschici un fantastico trabucco costruito nel lontano 1927.</p>
<p>L&#8217;arrivo del pedalò a Vieste sarà festeggiato con un aperitivo in porto, per continuare a fare conoscenza con la gente del posto e per far riposare le gambe stanche&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La lenta rinascita di Lido Silvana</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jul 2013 08:06:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Lido Silvana]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Pulsano]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo lieti di pubblicare una testimonianza importante, condivisa dagli amici della Pro Loco di Pulsano: Dario Durante ci racconta la lenta rinascita di Lido Silvana, un prezioso pezzo di costa pugliese che nel 2001 fu gravemente danneggiato a causa di un incendio e che oggi inizia finalmente a risorgere&#8230; A Pulsano, sul litorale ionico orientale della provincia di Taranto, c&#8217;è da rimarginare un sentimento interrotto il 25 giugno 2001. Un terribile incendio, infatti, distrusse moltissimi ettari di pineta cancellando definitivamente un affascinante habitat naturale dove gli arbusti della macchia mediterranea si intrecciavano agli arenili e alle prime iniziative imprenditoriali “green”, crocevia di incontri con i turisti stranieri provenienti, fin dagli anni &#8217;60, dalla Germania e dall&#8217;Olanda. Oggi, grazie a nuove storie di cittadinanza attiva, si torna a parlare di Lido Silvana, per ricominciare da zero e riconoscersi non solo nei ricordi del vecchio splendore, ma anche, con dovuta sofferenza, nel grigiore degli ultimi lunghi dodici anni di mancata rinascita della zona, oramai spoglia di vicissitudini e di relazioni identitarie, quelle costruite gradevolmente dai pulsanesi in epoche in cui i sei chilometri di litoranea comunicavano al cuore verde della Marina storie di accoglienza e tarantinità, natura e turismo, accenni di declino ma anche speranze di riscatto. Accanto alle cartoline narranti di vecchi riflessi boschivi sul mare, si inizia a scrivere un racconto nuovo di rinascita dal basso, di radici culturali che vadano a intrecciarsi con quelle dei pini che hanno cominciato, spontaneamente, da tempo, a rivestire di verde il terreno di Lido Silvana. Quel tratto di costa, infatti, non è soltanto la meta preferita dei bagnanti che apprezzano la limpidezza del mare e le baie di sabbia finissima alternate a scogliere in cui è possibile notare la ricchezza della flora e della fauna marina del mar Ionio. È un luogo di storie secolari: i relitti di due navi puniche sommersi dal mare, le aree archeologiche del villaggio preistorico e degli insediamenti romani, la torre Castelluccia, avamposto cinquecentesco di avvistamento per la difesa anticorsara, fino ad una piccola costruzione militare risalente al secondo conflitto mondiale. Sulla scorta di queste presenze e dell&#8217;impetuoso (talvolta selvaggio) sviluppo urbanistico e benessere economico, oggi, riprendersi Lido Silvana significa riprendersi cura di un pezzo della nostra identità per recuperare, aprire e rendere fruibili spazi pubblici alla cittadinanza. Nuove e piccole idee, dunque, per creare occasioni di incontro, condivisione e sviluppo nel rispetto dei luoghi e dell&#8217;ambiente circostante. Per costruire, insomma, qualcosa di differente come il viaggiatore Michele nel suo pedalò. Foto di Dino Maglie]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">Siamo lieti di pubblicare una testimonianza importante, condivisa dagli amici della Pro Loco di Pulsano: <strong>Dario Durante </strong>ci racconta la lenta rinascita di Lido Silvana, un prezioso pezzo di costa pugliese che nel 2001 fu gravemente danneggiato a causa di un incendio e che oggi inizia finalmente a risorgere&#8230;</p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY">A <strong>Pulsano</strong>, sul litorale ionico orientale della provincia di <strong>Taranto</strong>, c&#8217;è da rimarginare un sentimento interrotto il <strong>25 giugno 2001</strong>. Un terribile incendio, infatti, distrusse moltissimi ettari di pineta cancellando definitivamente un affascinante habitat naturale dove gli arbusti della macchia mediterranea si intrecciavano agli arenili e alle prime iniziative imprenditoriali “green”, crocevia di incontri con i turisti stranieri provenienti, fin dagli anni &#8217;60, dalla Germania e dall&#8217;Olanda.</p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><img class="aligncenter size-full wp-image-797" alt="Lido Silvana 1" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/07/Lido-Silvana-1.jpg" width="960" height="639" /></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY">Oggi, grazie a nuove storie di <strong>cittadinanza attiva</strong>, si torna a parlare di <strong>Lido Silvana</strong>, per ricominciare da zero e riconoscersi non solo nei ricordi del vecchio splendore, ma anche, con dovuta sofferenza, nel grigiore degli ultimi lunghi dodici anni di mancata rinascita della zona, oramai spoglia di vicissitudini e di relazioni identitarie, quelle costruite gradevolmente dai pulsanesi in epoche in cui i sei chilometri di litoranea comunicavano al cuore verde della Marina storie di accoglienza e tarantinità, natura e turismo, accenni di declino ma anche speranze di riscatto.</p>
<p align="JUSTIFY">Accanto alle cartoline narranti di vecchi riflessi boschivi sul mare, si inizia a scrivere <strong>un racconto nuovo di rinascita dal basso</strong>, di radici culturali che vadano a intrecciarsi con quelle dei pini che hanno cominciato, spontaneamente, da tempo, a rivestire di verde il terreno di Lido Silvana.</p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><img class="aligncenter size-full wp-image-798" alt="Lido Silvana 2" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/07/Lido-Silvana-2.jpg" width="960" height="637" /></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY">Quel tratto di costa, infatti, non è soltanto la meta preferita dei bagnanti che apprezzano la limpidezza del mare e le baie di sabbia finissima alternate a scogliere in cui è possibile notare la ricchezza della flora e della fauna marina del mar Ionio. È un <strong>luogo di storie secolari</strong>: i relitti di due navi puniche sommersi dal mare, le aree archeologiche del villaggio preistorico e degli insediamenti romani, la torre Castelluccia, avamposto cinquecentesco di avvistamento per la difesa anticorsara, fino ad una piccola costruzione militare risalente al secondo conflitto mondiale.</p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><img class="aligncenter size-full wp-image-799" alt="Lido Silvana 3" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/07/Lido-Silvana-3.jpg" width="960" height="639" /></p>
<blockquote>
<p align="JUSTIFY">Sulla scorta di queste presenze e dell&#8217;impetuoso (talvolta selvaggio) sviluppo urbanistico e benessere economico, oggi, <strong>riprendersi Lido Silvana significa riprendersi cura di un pezzo della nostra identità</strong> per recuperare, aprire e rendere fruibili spazi pubblici alla cittadinanza. Nuove e piccole idee, dunque, per creare occasioni di incontro, condivisione e sviluppo nel rispetto dei luoghi e dell&#8217;ambiente circostante.</p>
<p align="JUSTIFY">Per costruire, insomma, qualcosa di differente <a title="Apulia Slow Coast: il progetto" href="http://www.apuliaslowcoast.it/il-progetto/" target="_blank">come il viaggiatore Michele nel suo pedalò</a>.</p>
</blockquote>
<p align="JUSTIFY"><em>Foto di Dino Maglie</em></p>
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		<title>Torre Lapillo: smeraldo incastonato sulla costa jonica</title>
		<link>https://www.apuliaslowcoast.it/raccontidicosta/torre-lapillo-smeraldo-incastonato-sulla-costa-jonica/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Jul 2013 14:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Porto Cesareo]]></category>
		<category><![CDATA[Torri]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ringraziamo Alessandra Nenna che ha voluto regalarci una suggestiva descrizione di Torre Lapillo. Iniziamo il nostro viaggio, per ora solo d&#8217;immaginazione, verso le acque cristalline di questa imperdibile località della costa jonica. E presto il pedalò di Apulia Slow Coast solcherà proprio quelle acque&#8230; Imprescindibile. Il mare di Torre Lapillo. Ogni anno è il mio battesimo con la bella stagione, con il sole e il verde smeraldo delle sue acque. Per chi ha bisogno di coordinate, Torre Lapillo è una piccola frazione a pochi chilometri dal comune di Porto Cesareo, sulla costa jonica, ma se proprio decidete di farci tappa lasciate perdere la statuaria Manuela lì dov’è – sulla banchina del porto – ed entrate piuttosto nel laboratorio che è nella strada di fronte per gustarvi un vero pasticciotto della tradizione leccese. Torre Lapillo, che da’ il nome all’antica torre di avvistamento, è una lingua d’asfalto di pochi chilometri chiusa tra gli stabilimenti balneari da un lato, e case, villette, bed&#38;breakfast, bar e tutto-market dall’altro, che mi piace immaginare si richiudano come tante cartoline 3D all’arrivo delle prime piogge autunnali per rifiorire al timido sole di maggio – quest’anno inesorabilmente tardivo. Un ritardo non solo climatico quello che ha colpito la costa, e che ha significato per tanti operatori uno slittamento sull’apertura dei lidi balneari. E se per un verso ha reso ancora più selvaggi e affascinanti alcuni tratti, per contro ha scontentato i tanti turisti settentrionali e stranieri che a fine giugno si stupivano di non trovare servizi e punti ristoro, se non a costo di lunghe passeggiate sulle incandescenti dune sabbiose. Eppure l’acqua cristallina, a tratti gelida a causa delle correnti, e la consapevolezza di essere, dopotutto, in un’area marina protetta, ripagano della mancanza di qualche comodità e, diciamolo, dell’assordante musicalizzato momento dell’acqua fitness pomeridiano. Puntuale, e inutile, quanto il cannone di mezzogiorno di Edimburgo. &#160; Foto di Domenico De Cosmo]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziamo <strong>Alessandra Nenna </strong>che ha voluto regalarci una suggestiva descrizione di <strong>Torre Lapillo</strong>. Iniziamo il nostro viaggio, per ora solo d&#8217;immaginazione, verso le acque cristalline di questa imperdibile località della costa jonica. E presto il pedalò di Apulia Slow Coast solcherà proprio quelle acque&#8230;</p>
<blockquote><p>Imprescindibile. Il mare di Torre Lapillo. Ogni anno è il mio battesimo con la bella stagione, con il sole e il verde smeraldo delle sue acque.</p>
<p>Per chi ha bisogno di coordinate, Torre Lapillo è una piccola frazione a pochi chilometri dal comune di Porto Cesareo, sulla costa jonica, ma se proprio decidete di farci tappa lasciate perdere la statuaria Manuela lì dov’è – sulla banchina del porto – ed entrate piuttosto nel laboratorio che è nella strada di fronte per gustarvi un vero pasticciotto della tradizione leccese.</p></blockquote>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-758" alt="Turisti a Torre Lapillo" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/07/Turisti-a-Torre-Lapillo.jpg" width="960" height="720" /></p>
<blockquote><p>Torre Lapillo, che da’ il nome all’antica torre di avvistamento, è una lingua d’asfalto di pochi chilometri chiusa tra gli stabilimenti balneari da un lato, e case, villette, bed&amp;breakfast, bar e <i>tutto-market</i> dall’altro, che mi piace immaginare si richiudano come tante cartoline 3D all’arrivo delle prime piogge autunnali per rifiorire al timido sole di maggio – quest’anno inesorabilmente tardivo.</p>
<p>Un ritardo non solo climatico quello che ha colpito la costa, e che ha significato per tanti operatori uno slittamento sull’apertura dei lidi balneari. E se per un verso ha reso ancora più selvaggi e affascinanti alcuni tratti, per contro ha scontentato i tanti turisti settentrionali e stranieri che a fine giugno si stupivano di non trovare servizi e punti ristoro, se non a costo di lunghe passeggiate sulle incandescenti dune sabbiose.</p></blockquote>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-755" alt="Torre Lapillo" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/07/Torre-Lapillo.jpg" width="960" height="636" /></p>
<blockquote><p>Eppure l’acqua cristallina, a tratti gelida a causa delle correnti, e la consapevolezza di essere, dopotutto, in un’area marina protetta, ripagano della mancanza di qualche comodità e, diciamolo, dell’assordante musicalizzato momento dell’acqua fitness pomeridiano. Puntuale, e inutile, quanto il cannone di mezzogiorno di Edimburgo.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto di Domenico De Cosmo</p>
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		<title>Tre biciclette, una tenda, una costa che ha tanto da dire</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2013 09:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[È difficile scegliere un solo posto da raccontare della nostra costa. Sono tanti quelli belli, parecchi anche quelli brutti, tutti quelli con una storia da dire. Senza tralasciare che ciascun posto oltre a parlare di sé, parla soprattutto anche di chi lo abita&#8230; Ecco perché, non sapendo scegliere, il mio è un racconto itinerante. Parla del caldo di agosto, di 3 amici in bicicletta, di una tenda e del nostro mare. Della difficoltà di caricare “armi e bagagli”, pesantucci direi, su treni che si dicono a misura di bici. (E lì chiedersi “ma come le pensano?”, per non parlare di chi magari su due ruote diverse c&#8217;è sempre, e tutti i giorni o quasi deve salire su un treno.) La biciclettata inizia a Zollino, poco più a sud di Lecce; la prima tappa marina è Sant&#8217;Andrea, sull&#8217;Adriatico. Da lì, in 3 giorni, saremo a Gallipoli. Nel mezzo, il tacco d&#8217;Italia. A Punta Palascìa c&#8217;è il faro di Otranto “fuori le mura”, è il punto più a Est della Puglia. Pensate che sul cellulare arrivano i messaggi di benvenuto in Grecia, e in effetti basta guardarsi intorno per capire che non è poi così lontana. A Sud c&#8217;è il “nostro capo Horn” (vabbè magari questa definizione è un po&#8217; presuntuosa): l&#8217;effetto è strano, a Capo Santa Maria di Leuca, là dove si incontrano l&#8217;Adriatico e lo Ionio, l&#8217;orizzonte sembra parlare, viste le strisce di vento che si disegnano sul mare. Tra questi due punti cardinali c&#8217;è forse la litoranea più bella. Percorrerla in bici dà la possibilità di scorgere paesini deserti, fermarsi a parlare con ogni tipo di interlocutore, dai pescatori ai contadini, dal mare agli ulivi. Percorrerla in bici dà la possibilità di sognare una fontana in cima a salite interminabili, di lasciarsi incantare dalla meraviglia durante discese mozzafiato (non è mica tutta piatta, come si potrebbe pensare percorrendola in auto!). Percorrerla in bici dà la possibilità di fermarsi dove l&#8217;acqua è più blu, poggiare dove capita il proprio mezzo e lanciarsi a prender fresco. Che meraviglia, i tuffi! Avete mai sentito parlare della Baia del Ciolo? No, non è una parolaccia. Pensate che i suoi amici dicono che anche don Tonino Bello amava lanciarsi da lì. Per non parlare poi delle grotte: mica le vedi, se la strada è esattamente sopra. Devi saperlo. O seguire qualche timida indicazione (sulle indicazioni stradali salentine si potrebbe scrivere parecchio, ma perché non far divertire anche voi?). O avere la fortuna di scorgerle da qualche baia, e quindi poi riesci ad andare a salutare i pipistrelli che ci abitano. Da Sud a Ovest il territorio cambia completamente: da Leuca a Gallipoli è quasi tutto piatto, non c&#8217;è la roccia che saluta l&#8217;Adriatico, ma perlopiù sabbie e scogli pieni di ombrelloni che fanno ombra al Tirreno. Solo che da qui vedi il sole che si tuffa in mare. (Dall&#8217;altra parte per vederlo dovresti svegliarti presto, o più facilmente fare nottata e aspettare l&#8217;alba.) Salvo, poi, attendere con ansia il tramonto in mare per poi scoprire che il tanto pubblicizzato camping dove andrai a piantare la tenda prima che faccia buio è in cima a un salitone e ben distante dalla spiaggia. Nonostante i chilometri nelle gambe, il ritorno in treno lascia qualcosa di disatteso. Ci siamo meravigliati parecchio, spesso per la bellezza e a volte per l&#8217;assurdità di certe porcherie, ma non ci sembra abbastanza. Ci mancano dei pezzi. Questa costa non l&#8217;abbiamo spulciata tutta, quanto altro ha da dire e da far scoprire non possiamo saperlo. Non ancora. Luisa Gissi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È difficile scegliere un solo posto da raccontare della nostra costa.</p>
<p>Sono <i>tanti</i> quelli <i>belli</i>, <i>parecchi</i> anche quelli <i>brutti</i>, <i>tutti</i> quelli <i>con una storia da dire</i>. Senza tralasciare che ciascun posto oltre a parlare di sé, parla soprattutto anche di chi lo abita&#8230; Ecco perché, non sapendo scegliere, il mio è un <strong>racconto itinerante</strong>.</p>
<p>Parla del caldo di agosto, di 3 amici in bicicletta, di una tenda e del nostro mare.</p>
<p>Della difficoltà di caricare “armi e bagagli”, pesantucci direi, su treni che si dicono <strong>a misura di bici</strong>. (E lì chiedersi “ma come le pensano?”, per non parlare di chi magari su due ruote diverse c&#8217;è sempre, e tutti i giorni o quasi deve salire su un treno.)</p>
<p>La biciclettata inizia a Zollino, poco più a sud di Lecce; la prima tappa marina è <strong>Sant&#8217;Andrea, sull&#8217;Adriatico</strong>. Da lì, in 3 giorni, saremo a <strong>Gallipoli</strong>. Nel mezzo, il tacco d&#8217;Italia.</p>
<p><strong>A Punta Palascìa c&#8217;è il faro di Otranto</strong> “fuori le mura”, è il punto più a Est della Puglia. Pensate che sul cellulare arrivano i messaggi di benvenuto in Grecia, e in effetti basta guardarsi intorno per capire che non è poi così lontana.</p>
<p>A Sud c&#8217;è il “nostro capo Horn” (vabbè magari questa definizione è un po&#8217; presuntuosa): l&#8217;effetto è strano, a <strong>Capo Santa Maria di Leuca</strong>, là dove si incontrano l&#8217;Adriatico e lo Ionio, l&#8217;orizzonte sembra parlare, viste le strisce di vento che si disegnano sul mare.</p>
<p>Tra questi due punti cardinali c&#8217;è forse la litoranea più bella.</p>
<p>Percorrerla in bici dà la possibilità di scorgere paesini deserti, fermarsi a parlare con ogni tipo di interlocutore, dai pescatori ai contadini, dal mare agli ulivi. Percorrerla in bici dà la possibilità di sognare una fontana in cima a salite interminabili, di lasciarsi incantare dalla meraviglia durante discese mozzafiato (non è mica tutta piatta, come si potrebbe pensare percorrendola in auto!).</p>
<p>Percorrerla in bici dà la possibilità di fermarsi dove l&#8217;acqua è più blu, poggiare dove capita il proprio mezzo e lanciarsi a prender fresco. Che meraviglia, i tuffi! Avete mai sentito parlare della <strong>Baia del Ciolo</strong>? No, non è una parolaccia. Pensate che i suoi amici dicono che anche don Tonino Bello amava lanciarsi da lì.</p>
<p>Per non parlare poi delle <strong>grotte</strong>: mica le vedi, se la strada è esattamente sopra. Devi saperlo. O seguire qualche timida indicazione (sulle indicazioni stradali salentine si potrebbe scrivere parecchio, ma perché non far divertire anche voi?). O avere la fortuna di scorgerle da qualche baia, e quindi poi riesci ad andare a salutare i pipistrelli che ci abitano.</p>
<p>Da Sud a Ovest il territorio cambia completamente: da Leuca a Gallipoli è quasi tutto piatto, non c&#8217;è la roccia che saluta l&#8217;Adriatico, ma perlopiù sabbie e scogli pieni di ombrelloni che fanno ombra al Tirreno. Solo che da qui vedi il sole che si tuffa in mare. (Dall&#8217;altra parte per vederlo dovresti svegliarti presto, o più facilmente fare nottata e aspettare l&#8217;alba.)</p>
<p>Salvo, poi, attendere con ansia il <strong>tramonto in mare</strong> per poi scoprire che il tanto pubblicizzato camping dove andrai a piantare la tenda prima che faccia buio è in cima a un salitone e ben distante dalla spiaggia.</p>
<p>Nonostante i chilometri nelle gambe, il ritorno in treno lascia qualcosa di disatteso. Ci siamo meravigliati parecchio, spesso per la bellezza e a volte per l&#8217;assurdità di certe porcherie, ma non ci sembra abbastanza. Ci mancano dei pezzi. <strong>Questa costa non l&#8217;abbiamo spulciata tutta</strong>, quanto altro ha da dire e da far scoprire non possiamo saperlo. Non ancora.</p>
<p style="text-align: right;">Luisa Gissi</p>
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		<title>Spiagge galeotte, paradisi perduti</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 09:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Le Cesine]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
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		<description><![CDATA[Quello di oggi è un racconto di costa particolare, perché è al tempo stesso un racconto d&#8217;amore e uno sfogo rammaricato. Ricordi emozionanti si mescolano all&#8217;odore della salsedine e alla carezza della sabbia sulla pelle, ma qualcosa rischia di contaminare questi ricordi&#8230; Ringraziamo la nostra Marilena per aver condiviso il suo personale racconto di costa, che ci accompagna nel cuore della riserva delle Cesine. In vacanza nel Salento con il mio fidanzatino di allora (estate 2006), andando verso il mare lungo la strada provinciale tra San Cataldo e San Foca, scorgemmo una stradina bianca nascosta tra i canneti… Non immaginavamo che la nostra curiosità sarebbe stata ripagata da un vero e proprio paradiso: una splendida spiaggia di sabbia, mare cristallino, una distesa di dune deserte ad agosto! Si trattava della riserva delle Cesine, che da quel momento sarebbe diventata la location permanente della nostra vacanza. Al mattino, dopo una breve consultazione, decidevamo sempre di andare nel “nostro paradiso”, come l’avevamo ribattezzato. Tra quelle dune abbiamo scoperto di amarci moltissimo, di un amore che si sarebbe trasformato dopo qualche anno in un matrimonio ed in un bambino splendido, che è la nostra gioia. Galeotta fu quella sabbia, quel mare e soprattutto il fatto che si trattasse di un paradiso semi-deserto nel cuore dell’affollato Salento. Ed in effetti era troppo bello per essere vero: un paio d’anni dopo siamo ritornati nel “nostro paradiso” e quella stradina nascosta era ben segnalata da cartelli, sulla spiaggia erano nati un paio di baretti con noleggio di lettini, ombrelloni e musica ad alto volume. Addirittura c’erano dei vigili urbani che regolavano l’accesso e la sosta. È stata la nostra cacciata dall’Eden: come due novelli Adamo ed Eva, nonostante l’assenza di qualunque colpa, siamo stati costretti ad andare via per non rovinare il ricordo di quel paradiso perduto. È giusto privare la collettività di un luogo paradisiaco in nome del profitto di pochi legato al turismo? È giusto  banalizzare le nostre spiagge negando la loro vocazione? È davvero triste sapere che quelle dune non vedranno più nascere amori, ma assisteranno a centinaia di ghiaccioli sciogliersi al ritmo dell’ultima hit estiva.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di oggi è un racconto di costa particolare, perché è al tempo stesso un racconto d&#8217;amore e uno sfogo rammaricato. Ricordi emozionanti si mescolano all&#8217;odore della salsedine e alla carezza della sabbia sulla pelle, ma qualcosa rischia di contaminare questi ricordi&#8230;</p>
<p>Ringraziamo la nostra <strong>Marilena</strong> per aver condiviso il suo personale racconto di costa, che ci accompagna nel cuore della riserva delle Cesine.</p>
<blockquote><p>In vacanza nel Salento con il mio fidanzatino di allora (estate 2006), andando verso il mare lungo la strada provinciale tra San Cataldo e San Foca, scorgemmo una stradina bianca nascosta tra i canneti… Non immaginavamo che la nostra curiosità sarebbe stata ripagata da un vero e proprio paradiso: <strong>una splendida spiaggia di sabbia</strong>, <strong>mare cristallino</strong>, una distesa di <strong>dune deserte</strong> ad agosto!</p>
<p>Si trattava della <strong>riserva delle Cesine</strong>, che da quel momento sarebbe diventata la location permanente della nostra vacanza. Al mattino, dopo una breve consultazione, decidevamo sempre di andare nel “nostro paradiso”, come l’avevamo ribattezzato. Tra quelle dune abbiamo scoperto di amarci moltissimo, di un amore che si sarebbe trasformato dopo qualche anno in un matrimonio ed in un bambino splendido, che è la nostra gioia.</p>
<p>Galeotta fu quella sabbia, quel mare e soprattutto il fatto che si trattasse di <strong>un paradiso semi-deserto nel cuore dell’affollato Salento</strong>. Ed in effetti era troppo bello per essere vero: un paio d’anni dopo siamo ritornati nel “nostro paradiso” e quella stradina nascosta era ben segnalata da cartelli, sulla spiaggia erano nati un paio di baretti con noleggio di lettini, ombrelloni e musica ad alto volume. Addirittura c’erano dei vigili urbani che regolavano l’accesso e la sosta.</p>
<p>È stata la nostra cacciata dall’Eden: come due novelli Adamo ed Eva, nonostante l’assenza di qualunque colpa, siamo stati costretti ad andare via per non rovinare il ricordo di quel <strong>paradiso perduto</strong>.</p>
<p>È giusto privare la collettività di un luogo paradisiaco in nome del profitto di pochi legato al turismo? È giusto  banalizzare le nostre spiagge negando la loro vocazione?</p>
<p>È davvero triste sapere che quelle dune non vedranno più nascere amori, ma assisteranno a centinaia di ghiaccioli sciogliersi al ritmo dell’ultima hit estiva.</p></blockquote>
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