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	<title>Apulia Slow Coast &#187; Salento</title>
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		<title>Tre biciclette, una tenda, una costa che ha tanto da dire</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jun 2013 09:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[È difficile scegliere un solo posto da raccontare della nostra costa. Sono tanti quelli belli, parecchi anche quelli brutti, tutti quelli con una storia da dire. Senza tralasciare che ciascun posto oltre a parlare di sé, parla soprattutto anche di chi lo abita&#8230; Ecco perché, non sapendo scegliere, il mio è un racconto itinerante. Parla del caldo di agosto, di 3 amici in bicicletta, di una tenda e del nostro mare. Della difficoltà di caricare “armi e bagagli”, pesantucci direi, su treni che si dicono a misura di bici. (E lì chiedersi “ma come le pensano?”, per non parlare di chi magari su due ruote diverse c&#8217;è sempre, e tutti i giorni o quasi deve salire su un treno.) La biciclettata inizia a Zollino, poco più a sud di Lecce; la prima tappa marina è Sant&#8217;Andrea, sull&#8217;Adriatico. Da lì, in 3 giorni, saremo a Gallipoli. Nel mezzo, il tacco d&#8217;Italia. A Punta Palascìa c&#8217;è il faro di Otranto “fuori le mura”, è il punto più a Est della Puglia. Pensate che sul cellulare arrivano i messaggi di benvenuto in Grecia, e in effetti basta guardarsi intorno per capire che non è poi così lontana. A Sud c&#8217;è il “nostro capo Horn” (vabbè magari questa definizione è un po&#8217; presuntuosa): l&#8217;effetto è strano, a Capo Santa Maria di Leuca, là dove si incontrano l&#8217;Adriatico e lo Ionio, l&#8217;orizzonte sembra parlare, viste le strisce di vento che si disegnano sul mare. Tra questi due punti cardinali c&#8217;è forse la litoranea più bella. Percorrerla in bici dà la possibilità di scorgere paesini deserti, fermarsi a parlare con ogni tipo di interlocutore, dai pescatori ai contadini, dal mare agli ulivi. Percorrerla in bici dà la possibilità di sognare una fontana in cima a salite interminabili, di lasciarsi incantare dalla meraviglia durante discese mozzafiato (non è mica tutta piatta, come si potrebbe pensare percorrendola in auto!). Percorrerla in bici dà la possibilità di fermarsi dove l&#8217;acqua è più blu, poggiare dove capita il proprio mezzo e lanciarsi a prender fresco. Che meraviglia, i tuffi! Avete mai sentito parlare della Baia del Ciolo? No, non è una parolaccia. Pensate che i suoi amici dicono che anche don Tonino Bello amava lanciarsi da lì. Per non parlare poi delle grotte: mica le vedi, se la strada è esattamente sopra. Devi saperlo. O seguire qualche timida indicazione (sulle indicazioni stradali salentine si potrebbe scrivere parecchio, ma perché non far divertire anche voi?). O avere la fortuna di scorgerle da qualche baia, e quindi poi riesci ad andare a salutare i pipistrelli che ci abitano. Da Sud a Ovest il territorio cambia completamente: da Leuca a Gallipoli è quasi tutto piatto, non c&#8217;è la roccia che saluta l&#8217;Adriatico, ma perlopiù sabbie e scogli pieni di ombrelloni che fanno ombra al Tirreno. Solo che da qui vedi il sole che si tuffa in mare. (Dall&#8217;altra parte per vederlo dovresti svegliarti presto, o più facilmente fare nottata e aspettare l&#8217;alba.) Salvo, poi, attendere con ansia il tramonto in mare per poi scoprire che il tanto pubblicizzato camping dove andrai a piantare la tenda prima che faccia buio è in cima a un salitone e ben distante dalla spiaggia. Nonostante i chilometri nelle gambe, il ritorno in treno lascia qualcosa di disatteso. Ci siamo meravigliati parecchio, spesso per la bellezza e a volte per l&#8217;assurdità di certe porcherie, ma non ci sembra abbastanza. Ci mancano dei pezzi. Questa costa non l&#8217;abbiamo spulciata tutta, quanto altro ha da dire e da far scoprire non possiamo saperlo. Non ancora. Luisa Gissi]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È difficile scegliere un solo posto da raccontare della nostra costa.</p>
<p>Sono <i>tanti</i> quelli <i>belli</i>, <i>parecchi</i> anche quelli <i>brutti</i>, <i>tutti</i> quelli <i>con una storia da dire</i>. Senza tralasciare che ciascun posto oltre a parlare di sé, parla soprattutto anche di chi lo abita&#8230; Ecco perché, non sapendo scegliere, il mio è un <strong>racconto itinerante</strong>.</p>
<p>Parla del caldo di agosto, di 3 amici in bicicletta, di una tenda e del nostro mare.</p>
<p>Della difficoltà di caricare “armi e bagagli”, pesantucci direi, su treni che si dicono <strong>a misura di bici</strong>. (E lì chiedersi “ma come le pensano?”, per non parlare di chi magari su due ruote diverse c&#8217;è sempre, e tutti i giorni o quasi deve salire su un treno.)</p>
<p>La biciclettata inizia a Zollino, poco più a sud di Lecce; la prima tappa marina è <strong>Sant&#8217;Andrea, sull&#8217;Adriatico</strong>. Da lì, in 3 giorni, saremo a <strong>Gallipoli</strong>. Nel mezzo, il tacco d&#8217;Italia.</p>
<p><strong>A Punta Palascìa c&#8217;è il faro di Otranto</strong> “fuori le mura”, è il punto più a Est della Puglia. Pensate che sul cellulare arrivano i messaggi di benvenuto in Grecia, e in effetti basta guardarsi intorno per capire che non è poi così lontana.</p>
<p>A Sud c&#8217;è il “nostro capo Horn” (vabbè magari questa definizione è un po&#8217; presuntuosa): l&#8217;effetto è strano, a <strong>Capo Santa Maria di Leuca</strong>, là dove si incontrano l&#8217;Adriatico e lo Ionio, l&#8217;orizzonte sembra parlare, viste le strisce di vento che si disegnano sul mare.</p>
<p>Tra questi due punti cardinali c&#8217;è forse la litoranea più bella.</p>
<p>Percorrerla in bici dà la possibilità di scorgere paesini deserti, fermarsi a parlare con ogni tipo di interlocutore, dai pescatori ai contadini, dal mare agli ulivi. Percorrerla in bici dà la possibilità di sognare una fontana in cima a salite interminabili, di lasciarsi incantare dalla meraviglia durante discese mozzafiato (non è mica tutta piatta, come si potrebbe pensare percorrendola in auto!).</p>
<p>Percorrerla in bici dà la possibilità di fermarsi dove l&#8217;acqua è più blu, poggiare dove capita il proprio mezzo e lanciarsi a prender fresco. Che meraviglia, i tuffi! Avete mai sentito parlare della <strong>Baia del Ciolo</strong>? No, non è una parolaccia. Pensate che i suoi amici dicono che anche don Tonino Bello amava lanciarsi da lì.</p>
<p>Per non parlare poi delle <strong>grotte</strong>: mica le vedi, se la strada è esattamente sopra. Devi saperlo. O seguire qualche timida indicazione (sulle indicazioni stradali salentine si potrebbe scrivere parecchio, ma perché non far divertire anche voi?). O avere la fortuna di scorgerle da qualche baia, e quindi poi riesci ad andare a salutare i pipistrelli che ci abitano.</p>
<p>Da Sud a Ovest il territorio cambia completamente: da Leuca a Gallipoli è quasi tutto piatto, non c&#8217;è la roccia che saluta l&#8217;Adriatico, ma perlopiù sabbie e scogli pieni di ombrelloni che fanno ombra al Tirreno. Solo che da qui vedi il sole che si tuffa in mare. (Dall&#8217;altra parte per vederlo dovresti svegliarti presto, o più facilmente fare nottata e aspettare l&#8217;alba.)</p>
<p>Salvo, poi, attendere con ansia il <strong>tramonto in mare</strong> per poi scoprire che il tanto pubblicizzato camping dove andrai a piantare la tenda prima che faccia buio è in cima a un salitone e ben distante dalla spiaggia.</p>
<p>Nonostante i chilometri nelle gambe, il ritorno in treno lascia qualcosa di disatteso. Ci siamo meravigliati parecchio, spesso per la bellezza e a volte per l&#8217;assurdità di certe porcherie, ma non ci sembra abbastanza. Ci mancano dei pezzi. <strong>Questa costa non l&#8217;abbiamo spulciata tutta</strong>, quanto altro ha da dire e da far scoprire non possiamo saperlo. Non ancora.</p>
<p style="text-align: right;">Luisa Gissi</p>
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		<title>Spiagge galeotte, paradisi perduti</title>
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		<pubDate>Wed, 29 May 2013 09:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Le Cesine]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Salento]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Quello di oggi è un racconto di costa particolare, perché è al tempo stesso un racconto d&#8217;amore e uno sfogo rammaricato. Ricordi emozionanti si mescolano all&#8217;odore della salsedine e alla carezza della sabbia sulla pelle, ma qualcosa rischia di contaminare questi ricordi&#8230; Ringraziamo la nostra Marilena per aver condiviso il suo personale racconto di costa, che ci accompagna nel cuore della riserva delle Cesine. In vacanza nel Salento con il mio fidanzatino di allora (estate 2006), andando verso il mare lungo la strada provinciale tra San Cataldo e San Foca, scorgemmo una stradina bianca nascosta tra i canneti… Non immaginavamo che la nostra curiosità sarebbe stata ripagata da un vero e proprio paradiso: una splendida spiaggia di sabbia, mare cristallino, una distesa di dune deserte ad agosto! Si trattava della riserva delle Cesine, che da quel momento sarebbe diventata la location permanente della nostra vacanza. Al mattino, dopo una breve consultazione, decidevamo sempre di andare nel “nostro paradiso”, come l’avevamo ribattezzato. Tra quelle dune abbiamo scoperto di amarci moltissimo, di un amore che si sarebbe trasformato dopo qualche anno in un matrimonio ed in un bambino splendido, che è la nostra gioia. Galeotta fu quella sabbia, quel mare e soprattutto il fatto che si trattasse di un paradiso semi-deserto nel cuore dell’affollato Salento. Ed in effetti era troppo bello per essere vero: un paio d’anni dopo siamo ritornati nel “nostro paradiso” e quella stradina nascosta era ben segnalata da cartelli, sulla spiaggia erano nati un paio di baretti con noleggio di lettini, ombrelloni e musica ad alto volume. Addirittura c’erano dei vigili urbani che regolavano l’accesso e la sosta. È stata la nostra cacciata dall’Eden: come due novelli Adamo ed Eva, nonostante l’assenza di qualunque colpa, siamo stati costretti ad andare via per non rovinare il ricordo di quel paradiso perduto. È giusto privare la collettività di un luogo paradisiaco in nome del profitto di pochi legato al turismo? È giusto  banalizzare le nostre spiagge negando la loro vocazione? È davvero triste sapere che quelle dune non vedranno più nascere amori, ma assisteranno a centinaia di ghiaccioli sciogliersi al ritmo dell’ultima hit estiva.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di oggi è un racconto di costa particolare, perché è al tempo stesso un racconto d&#8217;amore e uno sfogo rammaricato. Ricordi emozionanti si mescolano all&#8217;odore della salsedine e alla carezza della sabbia sulla pelle, ma qualcosa rischia di contaminare questi ricordi&#8230;</p>
<p>Ringraziamo la nostra <strong>Marilena</strong> per aver condiviso il suo personale racconto di costa, che ci accompagna nel cuore della riserva delle Cesine.</p>
<blockquote><p>In vacanza nel Salento con il mio fidanzatino di allora (estate 2006), andando verso il mare lungo la strada provinciale tra San Cataldo e San Foca, scorgemmo una stradina bianca nascosta tra i canneti… Non immaginavamo che la nostra curiosità sarebbe stata ripagata da un vero e proprio paradiso: <strong>una splendida spiaggia di sabbia</strong>, <strong>mare cristallino</strong>, una distesa di <strong>dune deserte</strong> ad agosto!</p>
<p>Si trattava della <strong>riserva delle Cesine</strong>, che da quel momento sarebbe diventata la location permanente della nostra vacanza. Al mattino, dopo una breve consultazione, decidevamo sempre di andare nel “nostro paradiso”, come l’avevamo ribattezzato. Tra quelle dune abbiamo scoperto di amarci moltissimo, di un amore che si sarebbe trasformato dopo qualche anno in un matrimonio ed in un bambino splendido, che è la nostra gioia.</p>
<p>Galeotta fu quella sabbia, quel mare e soprattutto il fatto che si trattasse di <strong>un paradiso semi-deserto nel cuore dell’affollato Salento</strong>. Ed in effetti era troppo bello per essere vero: un paio d’anni dopo siamo ritornati nel “nostro paradiso” e quella stradina nascosta era ben segnalata da cartelli, sulla spiaggia erano nati un paio di baretti con noleggio di lettini, ombrelloni e musica ad alto volume. Addirittura c’erano dei vigili urbani che regolavano l’accesso e la sosta.</p>
<p>È stata la nostra cacciata dall’Eden: come due novelli Adamo ed Eva, nonostante l’assenza di qualunque colpa, siamo stati costretti ad andare via per non rovinare il ricordo di quel <strong>paradiso perduto</strong>.</p>
<p>È giusto privare la collettività di un luogo paradisiaco in nome del profitto di pochi legato al turismo? È giusto  banalizzare le nostre spiagge negando la loro vocazione?</p>
<p>È davvero triste sapere che quelle dune non vedranno più nascere amori, ma assisteranno a centinaia di ghiaccioli sciogliersi al ritmo dell’ultima hit estiva.</p></blockquote>
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