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	<title>Apulia Slow Coast &#187; Otranto</title>
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		<title>Decima tappa: Otranto &#8211; Tricase [Video-diario]</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2013 09:27:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario di bordo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#160; Il viaggio in pedalò lungo la costa pugliese giunge alla sua decima tappa. Martedì 3 settembre, Michele ha il compito di portare il pedalò Brancaleone dal porto di Otranto a quello di Tricase. Sono venti miglia di pedalate che si preannunciano impegnative. Come anticipato da Mauro Mancino, il previsore meteo-marino che si è unito all’equipaggio di Apulia Slow Coast, quella del 3 settembre rischia di essere una giornata molto ventilata. Per scampare alla perturbazione, occorre mettersi in viaggio molto presto e arrivare a Capo d’Otranto entro la mattinata, per poi proseguire la navigazione con più tranquillità, alla volta di Tricase. La sveglia di Michele suona così molto presto e alle cinque e mezzo il viaggio per mare ha già inizio. La speranza è che le acque siano benevoli. Come Michele ha avuto modo di imparare, il mare va rispettato e assecondato, perciò non resta che confidare nella sua clemenza… Grazie alle accurate previsioni di Mauro, Michele e il suo equipaggio navigano verso sud e si lasciano la perturbazione preannunciata alle spalle. Un sospiro di sollievo: il viaggio può proseguire con più serenità. La decima tappa di Apulia Slow Coast è una traversata lenta e contemplativa: Michele osserva la costa ad una velocità ancora più bassa rispetto al solito, ad una distanza maggiore. Ha così modo di godersi tutto il paesaggio costiero che si srotola da Otranto a Tricase. Tricase si svela allo sguardo di Michele come un autentico gioiellino, in tutta la sua preziosa bellezza. Il porto, in particolar modo, colpisce Michele: l’acqua è limpida e pulita, così pulita da essere addirittura balneabile. In quale altro porto Michele ha avuto la possibilità di vedere tuffi e bracciate, uomini e donne liberi di nuotare in quelle stesse acque destinate a barche e pescatori? La decima tappa del viaggio non è solo occasione di scoprire nuove bellezze della regione Puglia. Come di consueto, il viaggio offre anche incontri e nuove conoscenze. Molti ospiti incontrano Michele e il suo pedalò Brancaleone, condividendo un pezzo della loro vita, una preziosa testimonianza delle loro esperienze. Enrico Cuccodoro è un professore universitario, che dopo aver scoperto il progetto e l’avventura a pedali di Michele ha voluto incontrarlo e conoscerlo di persona. Il professor Cuccodoro non è pugliese, bensì romano. La Puglia era la meta delle sue vacanze giovanili e nel corso degli anni gli è entrata lentamente nel cuore. Chiacchierare col professore è un po’ come compiere un excursus nel mondo del turismo, riflettendo su come siano cambiati, nel corso degli anni, modi e tempi di viaggio. Si continua a parlare di turismo in compagnia di Giuseppe Scordella, Direttore Tecnico del GAC Adriatico Salentino. È possibile recuperare la pesca attraverso le attività turistiche? La risposta è affermativa, grazie alla pesca-turismo, che riesce a esaltare la cultura del mare e della pesca, offrendo nuova linfa vitale a un mestiere – quello del pescatore – minacciato dalla crisi e dalle trasformazioni socio-economiche in corso. Quello raccontato da Giuseppe Scordella è un magnifico progetto di turismo esperienziale, pugliese al 100%, animato da grande passione e determinazione. La conversazione in compagnia degli amici della Cooperativa Ulisside, Giuseppe e Ivan, è un’esplosione di argomenti e affascinanti divagazioni. Si parla un po’ di tutto: dalle tradizioni locali all’agricoltura, dai beni gastronomici pugliesi alle costruzioni architettoniche del luogo. E proseguono i voli pindarici e le caleidoscopiche chiacchierate in compagnia degli ospiti successivi: si parla di teatro con Fabio Tinella, di Factory – Compagnia Transadriatica; di rigenerazione urbana e progettazione partecipata con Rino Carluccio di Città fertile; di viaggi e migrazioni, di Puglia e di Europa con Manuela Baglivo, scrittrice e copywriter. L’ultimo ospite della giornata è un viso amico, un collaboratore e partner di Apulia Slow Coast: l’ingegnere navale Francesco Samarelli. In sua compagnia non si può non parlare di navi, della passione per il mare e per l’ingegneria navale, di nuovi futuri progetti tra le onde e… perché no, anche nuovamente in compagnia di Brancaleone. La decima giornata di viaggio si conclude con uno splendido evento organizzato dagli amici di Città Fertile e della Lega Navale di Tricase. Le ore in compagnia trascorrono liete e si avvicina una nuova, intensa, giornata di pedalate…]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="max-width:WIDTHpx;" ><iframe src="http://www.youtube.com/embed/0riv6YBI7nk">https://www.youtube.com/watch?wmode=transparent&#8221; width=&#8221;WIDTH&#8221; height=&#8221;HEIGHT&#8221; ></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il viaggio in pedalò lungo la costa pugliese giunge alla sua decima tappa. Martedì 3 settembre, Michele ha il compito di portare il pedalò Brancaleone dal porto di <strong>Otranto</strong> a quello di <strong>Tricase</strong>. Sono venti miglia di pedalate che si preannunciano impegnative. Come anticipato da Mauro Mancino, il previsore meteo-marino che si è unito all’equipaggio di Apulia Slow Coast, quella del 3 settembre rischia di essere una giornata molto ventilata. Per scampare alla perturbazione, occorre mettersi in viaggio molto presto e arrivare a Capo d’Otranto entro la mattinata, per poi proseguire la navigazione con più tranquillità, alla volta di Tricase.</p>
<div id="attachment_1121" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1121" alt="Il pedalò nelle acque di Castro" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/09/Castro-300x225.jpg" width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text"><em>Il pedalò nelle acque di Castro</em></p></div>
<p align="left">La sveglia di Michele suona così molto presto e alle cinque e mezzo il viaggio per mare ha già inizio. La speranza è che le acque siano benevoli. Come Michele ha avuto modo di imparare, il mare va rispettato e assecondato, perciò non resta che confidare nella sua clemenza…<br />
Grazie alle accurate previsioni di Mauro, Michele e il suo equipaggio navigano verso sud e si lasciano la <strong>perturbazione</strong> preannunciata alle spalle. Un sospiro di sollievo: il viaggio può proseguire con più serenità. La decima tappa di Apulia Slow Coast è una traversata lenta e contemplativa: Michele osserva la costa ad una velocità ancora più bassa rispetto al solito, ad una distanza maggiore. Ha così modo di godersi tutto il paesaggio costiero che si srotola da Otranto a Tricase.<br />
Tricase si svela allo sguardo di Michele come un autentico gioiellino, in tutta la sua preziosa bellezza. Il porto, in particolar modo, colpisce Michele: l’acqua è limpida e pulita, così pulita da essere addirittura balneabile. In quale altro porto Michele ha avuto la possibilità di vedere tuffi e bracciate, uomini e donne liberi di nuotare in quelle stesse acque destinate a barche e pescatori?</p>
<p align="left">La decima tappa del viaggio non è solo occasione di scoprire nuove bellezze della regione Puglia. Come di consueto, il viaggio offre anche incontri e nuove conoscenze. Molti ospiti incontrano Michele e il suo pedalò Brancaleone, condividendo un pezzo della loro vita, una preziosa testimonianza delle loro esperienze.<br />
<strong>Enrico Cuccodoro</strong> è un professore universitario, che dopo aver scoperto il progetto e l’avventura a pedali di Michele ha voluto incontrarlo e conoscerlo di persona. Il professor Cuccodoro non è pugliese, bensì romano. La Puglia era la meta delle sue vacanze giovanili e nel corso degli anni gli è entrata lentamente nel cuore. Chiacchierare col professore è un po’ come compiere un excursus nel mondo del turismo, riflettendo su come siano cambiati, nel corso degli anni, modi e tempi di viaggio.</p>
<p align="left"><img class="alignright size-medium wp-image-1122" alt="Vento forte" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/09/Vento-forte-300x224.jpg" width="300" height="224" />Si continua a parlare di turismo in compagnia di <strong>Giuseppe Scordella</strong>, Direttore Tecnico del GAC Adriatico Salentino. È possibile recuperare la pesca attraverso le attività turistiche? La risposta è affermativa, grazie alla <strong>pesca-turismo</strong>, che riesce a esaltare la cultura del mare e della pesca, offrendo nuova linfa vitale a un mestiere – quello del pescatore – minacciato dalla crisi e dalle trasformazioni socio-economiche in corso. Quello raccontato da Giuseppe Scordella è un magnifico progetto di turismo esperienziale, pugliese al 100%, animato da grande passione e determinazione.<br />
La conversazione in compagnia degli amici della <strong>Cooperativa Ulisside</strong>, Giuseppe e Ivan, è un’esplosione di argomenti e affascinanti divagazioni. Si parla un po’ di tutto: dalle tradizioni locali all’agricoltura, dai beni gastronomici pugliesi alle costruzioni architettoniche del luogo. E proseguono i voli pindarici e le caleidoscopiche chiacchierate in compagnia degli ospiti successivi: si parla di teatro con <strong>Fabio Tinella</strong>, di Factory – Compagnia Transadriatica; di rigenerazione urbana e progettazione partecipata con <strong>Rino Carluccio</strong> di Città fertile; di viaggi e migrazioni, di Puglia e di Europa con <strong>Manuela Baglivo</strong>, scrittrice e copywriter.</p>
<p align="left">L’ultimo ospite della giornata è un viso amico, un collaboratore e partner di Apulia Slow Coast: l’ingegnere navale <strong>Francesco Samarelli</strong>. In sua compagnia non si può non parlare di navi, della passione per il mare e per l’ingegneria navale, di nuovi futuri progetti tra le onde e… perché no, anche nuovamente in compagnia di Brancaleone.<br />
La decima giornata di viaggio si conclude con uno splendido evento organizzato dagli amici di Città Fertile e della Lega Navale di Tricase. Le ore in compagnia trascorrono liete e si avvicina una nuova, intensa, giornata di pedalate…</p>
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		<title>Nona tappa: Brindisi &#8211; Otranto [Video-diario]</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Sep 2013 12:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Lunedì 2 settembre. Il viaggio di Apulia Slow Coast giunge alla sua nona tappa, che porterà il pedalò Brancaleone da Brindisi ad Otranto. Sono quarantatre le miglia che separato i due porti e la giornata si preannuncia ventilata: non una passeggiata per i polpacci del pedalatore Michele, che avrà a che fare con lunghe distanze e onde capricciose. Con Valeria Passiatore alla guida della braca di supporto, l’equipaggio di Apulia Slow Coast si è ormai abituato ai ritmi serrati della vita di mare: la sveglia suona molto presto e ci si rimette subito in viaggio. Michele, a bordo del suo pedalò, sta per raggiungere una nuova provincia, una zona della Puglia a lui cara, perché meta di molte vacanze estive, terra di ricordi che adesso si ripropongono alla memoria e allo sguardo. Immancabili, anche in questa nona giornata di navigazione, gli ospiti. Il primo copilota ad affiancare Michele a bordo del pedalò è Daniele Pomes, della Cooperativa Madera e penna di I Love Brindisi. In sua compagnia, Michele visita, come fosse un turista per mare, la città ancora addormentata, reduce dalla festa patronale della sera prima, ancora ubriaca dei rumori e dei colori dei festeggiamenti. Michele pedala per le acque di Brindisi, sino ad arrivare ai piedi del Forte a Mare, il castello costruito sull’isola di Sant’Andrea, proprio all’imboccatura del porto esterno della città. In quella stessa caletta dove probabilmente entrava e attraccava la barca di qualche prestigioso titolato, Michele e Daniele discorrono di Brindisi e delle sue contraddizioni, della storia della città, di pesca e pescatori, di industrie e produzioni. E mentre la città lentamente si risveglia, il pedalò Brancaleone continua la sua navigazione verso sud. Destinazione: Salento. A fiancheggiare il pedalò, non soltanto la barca a vela Morena, ma anche la barca a vela degli amici di No al carbone, il movimento di liberi cittadini che si battono per liberare Brindisi dai pericoli e dall’inquinamento dell’industria chimica ed energetica. Il secondo ospite che sale a bordo del pedalò è proprio un portavoce di No al carbone: Donato Mancino. In sua compagnia, si parla di industrie, centrali al carbone, interventi invasivi dell’uomo nell’ambiente naturale: “Decenni di sviluppo industriale selvaggio hanno portato Brindisi ad essere riconosciuta come Area ad elevato Rischio di Crisi Ambientale e Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche. L’incredibile quantità e la particolare pericolosità degli inquinanti presenti hanno causato un devastante impatto ambientale in termini di rischio sanitario ed ecologico”. Il pedalò Brancaleone percorre l’area delle Padagne, dove si palesano agli occhi di Michele le gravi contraddizioni create dall’intervento dell’uomo, la convivenza di centrali al carbone ed aree naturali. Lasciate alle spalle le acque brindisine, scompaiono dalla costa i paesaggi urbani, cui si erano ormai abituati gli sguardi di Michele. Al posto di case, strade e palazzi si vede adesso solo natura. E procedendo verso sud (con il sottofondo musicale della chitarrina di Fedele, grande risorsa per l’umore dell’equipaggio) Michele si avvicina ad una zona a lui cara: Le Cesine. Grazie al pedalò, che continua la sua navigazione e raggiunge ormai le acque di Torre dell’Orso, Michele scorge paesaggi emozionanti e mozzafiato, scopre grotte e pescatori che si stagliano come figure leggendarie brandendo in mano le loro canne, scopre scorci nascosti e suggestivi giochi prospettici: visitare la costa pugliese e guardarla dal pedalò si conferma un’esperienza unica! Presto le bellezze della natura cedono il posto alle bellezze architettoniche: Brancaleone giunge ad Otranto, un borgo meraviglioso dove le moderne strutture architettoniche riescono a integrarsi con la storia e il passato, creando un effetto armonico. Merito anche del talento dell’architetto Marco Cucinella, che Michele – anche lui del mestiere &#8211; non può che ammirare e lodare. E si rimane sempre nel campo dell’architettura con l’ospite successivo. A incontrare Michele è Gianni d’Amico, che con il nostro pedalatore non condivide solo la professione ma anche molti altri punti in comune… In compagnia di Gianni, si parla di turismo e valorizzazione del territorio, di nuove forme di ospitalità e di progetti innovativi, quale è Yaz – Architettura per un nuovo albergo diffuso. La piacevole e interessante chiacchierata con Gianni viene interrotta dal calar della sera e dal sopraggiungere del buio. È tempo di riunioni operative per lo staff di Apulia Slow Coast, che si prepara ad affrontare nuovi giorni di navigazione. Nella squadra operativa anche Mauro Mancino, previsore meteo-marino, ed Ester Passiatore, preziosa factotum dell’equipaggio. La famiglia di Apulia Slow Coast cresce giorno dopo giorno…]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div style="max-width:WIDTHpx;" ><iframe src="http://www.youtube.com/embed/hhoU-6akuwE">https://www.youtube.com/watch?wmode=transparent&#8221; width=&#8221;WIDTH&#8221; height=&#8221;HEIGHT&#8221; ></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lunedì 2 settembre. Il viaggio di Apulia Slow Coast giunge alla sua nona tappa, che porterà il pedalò Brancaleone da Brindisi ad Otranto. Sono quarantatre le miglia che separato i due porti e la giornata si preannuncia ventilata: non una passeggiata per i polpacci del pedalatore Michele, che avrà a che fare con lunghe distanze e onde capricciose.<br />
Con <strong>Valeria Passiatore</strong> alla guida della braca di supporto, l’equipaggio di <strong>Apulia Slow Coast</strong> si è ormai abituato ai ritmi serrati della vita di mare: la sveglia suona molto presto e ci si rimette subito in viaggio. Michele, a bordo del suo pedalò, sta per raggiungere una nuova provincia, una zona della Puglia a lui cara, perché meta di molte vacanze estive, terra di ricordi che adesso si ripropongono alla memoria e allo sguardo.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1115" alt="brindisi" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/09/brindisi1-300x224.jpg" width="300" height="224" />Immancabili, anche in questa nona giornata di navigazione, gli ospiti. Il primo copilota ad affiancare Michele a bordo del pedalò è <strong>Daniele Pomes</strong>, della Cooperativa Madera e penna di I Love Brindisi. In sua compagnia, Michele visita, come fosse un turista per mare, la città ancora addormentata, reduce dalla festa patronale della sera prima, ancora ubriaca dei rumori e dei colori dei festeggiamenti. Michele pedala per le acque di Brindisi, sino ad arrivare ai piedi del <strong>Forte a Mare</strong>, il castello costruito sull’isola di Sant’Andrea, proprio all’imboccatura del porto esterno della città. In quella stessa caletta dove probabilmente entrava e attraccava la barca di qualche prestigioso titolato, Michele e Daniele discorrono di Brindisi e delle sue contraddizioni, della storia della città, di pesca e pescatori, di industrie e produzioni.<br />
E mentre la città lentamente si risveglia, il pedalò Brancaleone continua la sua navigazione verso sud. Destinazione: Salento.</p>
<p>A fiancheggiare il pedalò, non soltanto la barca a vela Morena, ma anche la barca a vela degli amici di <strong>No al carbone</strong>, il movimento di liberi cittadini che si battono per liberare Brindisi dai pericoli e dall’inquinamento dell’industria chimica ed energetica. Il secondo ospite che sale a bordo del pedalò è proprio un portavoce di No al carbone: <strong>Donato Mancino</strong>. In sua compagnia, si parla di industrie, centrali al carbone, interventi invasivi dell’uomo nell’ambiente naturale: “<em>Decenni di sviluppo industriale selvaggio hanno portato Brindisi ad essere riconosciuta come Area ad elevato Rischio di Crisi Ambientale e Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche. L’incredibile quantità e la particolare pericolosità degli inquinanti presenti hanno causato un devastante impatto ambientale in termini di rischio sanitario ed ecologico</em>”. Il pedalò Brancaleone percorre l’area delle Padagne, dove si palesano agli occhi di Michele le gravi contraddizioni create dall’intervento dell’uomo, la convivenza di centrali al carbone ed aree naturali.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-1116" alt="otranto" src="http://www.apuliaslowcoast.it/wp-content/uploads/2013/09/otranto-300x224.jpg" width="300" height="224" />Lasciate alle spalle le acque brindisine, scompaiono dalla costa i paesaggi urbani, cui si erano ormai abituati gli sguardi di Michele. Al posto di case, strade e palazzi si vede adesso solo natura. E procedendo verso sud (con il sottofondo musicale della chitarrina di Fedele, grande risorsa per l’umore dell’equipaggio) Michele si avvicina ad una zona a lui cara: Le Cesine. Grazie al pedalò, che continua la sua navigazione e raggiunge ormai le acque di <strong>Torre dell’Orso</strong>, Michele scorge paesaggi emozionanti e mozzafiato, scopre grotte e pescatori che si stagliano come figure leggendarie brandendo in mano le loro canne, scopre scorci nascosti e suggestivi giochi prospettici: visitare la costa pugliese e guardarla dal pedalò si conferma un’esperienza unica!<br />
Presto le bellezze della natura cedono il posto alle bellezze architettoniche: Brancaleone giunge ad <strong>Otranto</strong>, un borgo meraviglioso dove le moderne strutture architettoniche riescono a integrarsi con la storia e il passato, creando un effetto armonico. Merito anche del talento dell’architetto Marco Cucinella, che Michele – anche lui del mestiere &#8211; non può che ammirare e lodare. E si rimane sempre nel campo dell’architettura con l’ospite successivo. A incontrare Michele è <strong>Gianni d’Amico</strong>, che con il nostro pedalatore non condivide solo la professione ma anche molti altri punti in comune… In compagnia di Gianni, si parla di turismo e valorizzazione del territorio, di nuove forme di ospitalità e di progetti innovativi, quale è <strong>Yaz – Architettura per un nuovo albergo diffuso</strong>.</p>
<p>La piacevole e interessante chiacchierata con Gianni viene interrotta dal calar della sera e dal sopraggiungere del buio. È tempo di riunioni operative per lo staff di Apulia Slow Coast, che si prepara ad affrontare nuovi giorni di navigazione. Nella squadra operativa anche <strong>Mauro Mancino</strong>, previsore meteo-marino, ed <strong>Ester Passiatore</strong>, preziosa factotum dell’equipaggio. La famiglia di Apulia Slow Coast cresce giorno dopo giorno…</p>
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		<title>Anticipazioni della tappa n.10: Otranto &#8211; Tricase</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 17:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; proprio vero: tempus fugit! Tra una pedalata e l&#8217;altra i giorni scorrono e siamo già giunti al decimo giorno di viaggio. Domani, martedì 3 settembre, il pedalò di Apulia Slow Coast si rimetterà in movimento, diretto da Otranto a Tricase. L&#8217;instancabile Michele incontrerà come di consueto nuovi ospiti disposti a condividere con noi le proprie esperienze: Rino Carluccio, di Città fertile; Giuseppe Scordella, Direttore Tecnico del GAC Adriatico Salentino; gli amici dell Cooperativa Ulisside. E ad attendere l&#8217;equipaggio di Apulia Slow Coast presso il porto di Tricase un ospite di eccezione: Airan Berg, direttore artistico di Lecce Capitale della Cultura Europea del 2019. Un programma di incontri ricco e interessante per una nuova giornata di pedalate!]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; proprio vero: tempus fugit! Tra una pedalata e l&#8217;altra i giorni scorrono e siamo già giunti al decimo giorno di viaggio. Domani, martedì 3 settembre, il pedalò di Apulia Slow Coast si rimetterà in movimento, diretto da<strong> Otranto</strong> a <strong>Tricase</strong>.</p>
<p>L&#8217;instancabile Michele incontrerà come di consueto nuovi ospiti disposti a condividere con noi le proprie esperienze: Rino Carluccio, di<strong> Città fertile</strong>; Giuseppe Scordella, Direttore Tecnico del <strong>GAC Adriatico Salentino</strong>; gli amici dell <strong>Cooperativa Ulisside</strong>.</p>
<p>E ad attendere l&#8217;equipaggio di Apulia Slow Coast presso il porto di Tricase un ospite di eccezione: <strong>Airan Berg</strong>, direttore artistico di Lecce Capitale della Cultura Europea del 2019.</p>
<p>Un programma di incontri ricco e interessante per una nuova giornata di pedalate!</p>
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		<title>Anticipazioni della tappa n.9: Brindisi &#8211; Otranto</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Sep 2013 18:33:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domani, lunedì 2 settembre, Michele guiderà il pedalò di Apulia Slow Coast dal porto di Brindisi a quello di Otranto. La nona tappa si preannuncia lunga e impegnativa: le miglia da affrontare pedalando sono più di 40 e le previsioni meteo annunciano vento forte&#8230; Per fortuna ad allietare ogni difficoltà ci sarà come sempre il piacere di nuovi incontri e nuove conoscenze. Michele, infatti, conoscerà nuovi ospiti che lo affiancheranno nella sua impresa: Donato Mancino, del Comitato No al Carbone; Daniele Pomes della Cooperativa Madera; Marco dell&#8217;Associazione Ruotando; Gianni D&#8217;Amico di Yaz &#8211; Architettura per un nuovo albergo diffuso. Tra una pedalata e l&#8217;altra si parlerà di ambiente, produzioni ecosostenibili, imprenditorialità, mobilità sostenibile, architettura, turismo e altro ancora&#8230;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Domani, lunedì 2 settembre, Michele guiderà il pedalò di Apulia Slow Coast dal porto di <strong>Brindisi</strong> a quello di <strong>Otranto</strong>. La nona tappa si preannuncia lunga e impegnativa: le miglia da affrontare pedalando sono più di 40 e le previsioni meteo annunciano vento forte&#8230;</p>
<p>Per fortuna ad allietare ogni difficoltà ci sarà come sempre il piacere di nuovi incontri e nuove conoscenze. Michele, infatti, conoscerà nuovi ospiti che lo affiancheranno nella sua impresa: Donato Mancino, del <strong>Comitato No al Carbone</strong>; Daniele Pomes della <strong>Cooperativa Madera</strong>; Marco dell&#8217;<strong>Associazione Ruotando</strong>; Gianni D&#8217;Amico di <strong>Yaz &#8211; Architettura per un nuovo albergo diffuso</strong>.</p>
<p>Tra una pedalata e l&#8217;altra si parlerà di ambiente, produzioni ecosostenibili, imprenditorialità, mobilità sostenibile, architettura, turismo e altro ancora&#8230;</p>
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		<title>La costa idruntina e i suoi &#8220;miracoli&#8221;</title>
		<link>https://www.apuliaslowcoast.it/raccontidicosta/la-costa-idruntina-e-i-suoi-miracoli/</link>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 13:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Apulia Slow Coast</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti di costa]]></category>
		<category><![CDATA[Cala]]></category>
		<category><![CDATA[Grotte]]></category>
		<category><![CDATA[Otranto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il racconto di costa che Riccardo ha voluto condividere con noi è pregno del fascino di una costa &#8211; quella idruntina &#8211; e dei suoi &#8220;miracoli&#8220;: prodigi di un tempo che forse è trascorso del tutto, di un territorio che sta cambiando velocemente, pur recando sempre le tracce del suo passato&#8230; Ho da sempre provato ad immedesimarmi nell&#8217;occhio delle antiche imbarcazioni che hanno solcato il mare idruntino, quella lunga striscia di mare che da Roca arriva fino ad Otranto. Mi ha sempre incuriosito immaginare lo scenario che osservarono i conquistatori orientali (greci arabi croati&#8230;) arrivando dal mare. Cosa mai avranno potuto contemplare i marinai greci, prima, e turchi, dopo? Ci sono nato e cresciuto in quel lembo di terra, anche se non anagraficamente. Sicuramente posso affermare di appartenere all&#8217;ultima generazione che ha potuto assistere al “miracolo” mattutino del rientro dei piccoli pescherecci nel porticciolo di Torre Sant&#8217;Andrea e comprare il pescato ancora salato dall&#8217;acqua idruntina. Ora assisto al “miracolo” mattutino dei post-concerti dell&#8217;oramai storico bar Babilonia. Diversi sono i “miracoli” a cui avranno assistito i marinai orientali nel loro lento procedere: sicuramente si saranno fermati a fare un tuffo alla &#8220;Grotta della poesia”, dove trovi ancora oggi alcuni “autoctoni”, profondi conoscitori del fondale, esibirsi davanti ai turisti in piroette mozzafiato; e li immagino anche, approdati nel vecchio porto romano di San Giorgio, mangiato dalle paludi, arrampicarsi sulle dune di sabbia di Frassanito e scivolare fino a mare. Di certo non saranno stati testimoni dello sgretolamento brutale della gialla costa argillosa&#8230; &#160; In foto: la &#8220;Grotta della poesia&#8221;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il racconto di costa che <strong>Riccardo </strong>ha voluto condividere con noi è pregno del fascino di una costa &#8211; quella idruntina &#8211; e dei suoi &#8220;<em>miracoli</em>&#8220;: prodigi di un tempo che forse è trascorso del tutto, di un territorio che sta cambiando velocemente, pur recando sempre le tracce del suo passato&#8230;</p>
<blockquote><p>Ho da sempre provato ad immedesimarmi nell&#8217;<em>occhio</em> delle antiche imbarcazioni che hanno solcato il mare idruntino, quella lunga striscia di mare che da <strong>Roca</strong> arriva fino ad <strong>Otranto</strong>. Mi ha sempre incuriosito immaginare lo scenario che osservarono i conquistatori orientali (greci arabi croati&#8230;) arrivando dal mare. Cosa mai avranno potuto contemplare i marinai greci, prima, e turchi, dopo? Ci sono nato e cresciuto in quel lembo di terra, anche se non anagraficamente.</p>
<p>Sicuramente posso affermare di appartenere all&#8217;ultima generazione che ha potuto assistere al “<em>miracolo</em>” mattutino del rientro dei piccoli pescherecci nel porticciolo di <strong>Torre Sant&#8217;Andrea</strong> e comprare il pescato ancora salato dall&#8217;acqua idruntina. Ora assisto al “<em>miracolo</em>” mattutino dei post-concerti dell&#8217;oramai storico bar Babilonia.</p>
<p>Diversi sono i “<em>miracoli</em>” a cui avranno assistito i marinai orientali nel loro lento procedere: sicuramente si saranno fermati a fare un tuffo alla &#8220;<strong>Grotta della poesia</strong>”, dove trovi ancora oggi alcuni “autoctoni”, profondi conoscitori del fondale, esibirsi davanti ai turisti in piroette mozzafiato; e li immagino anche, approdati nel vecchio porto romano di <strong>San Giorgio</strong>, mangiato dalle paludi, arrampicarsi sulle dune di sabbia di <strong>Frassanito</strong> e scivolare fino a mare.</p>
<p>Di certo non saranno stati testimoni dello sgretolamento brutale della gialla costa argillosa&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>In foto: la &#8220;Grotta della poesia&#8221;</p>
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